Se passate dalle parti di via di San Quirico e buttate un’occhio dentro l’Officina Del Buono, a qualsiasi ora del giorno, c’è una certezza matematica: sul ponte ci trovate un Honda SH. Che sia per un cambio d’olio al volo, per le pastiglie dei freni consumate nel traffico di Piazza della Libertà o per il classico tagliando dei 12.000 chilometri, lui è sempre lì.
Ormai sono più di quarant’anni che, come meccanici, smontiamo, rimontiamo e curiamo gli scooter dei fiorentini. Ne abbiamo viste passare di mode. Abbiamo visto l’epoca d’oro dei cinquantini truccati, il boom degli scooteroni bicilindrici che sembravano astronavi, e l’arrivo dei mezzi elettrici. Eppure, quando si parla di mobilità urbana vera, quella di chi ci deve andare a lavorare tutti i giorni sotto la pioggia o con quaranta gradi, c’è un re indiscusso che non ne vuole sapere di mollare il trono: l’Honda SH 125.
In Italia, l’SH non è semplicemente lo scooter più venduto; è un fenomeno sociale, una specie di elettrodomestico indispensabile come la lavatrice o il frigorifero. Ma perché proprio lui? Cosa ha questo ruote alte giapponese che gli altri non hanno?
Mettetevi comodi. Lasciate che vi spieghi, dal punto di vista di chi le mani dentro ai motori ce le mette davvero, perché l’SH 125 continua a dominare le nostre città e perché, molto probabilmente, continuerà a farlo ancora per molto tempo.
1. Una storia nata da un’intuizione (e non in Giappone)
Molti pensano all’SH come a un prodotto puramente giapponese. Certo, l’ingegneria e il controllo qualità sono quelli della casa di Tokyo, ma l’SH per come lo conosciamo oggi ha un cuore profondamente italiano.
La prima versione in assoluto nacque nel 1984 (l’SH50 a due tempi), ma la vera rivoluzione commerciale è arrivata nei primi anni duemila con la svolta dei motori a quattro tempi e l’introduzione delle cilindrate 125 e 150. E sapete dove venivano progettati e assemblati per il mercato europeo? Nello stabilimento Honda di Atessa, in Abruzzo.
Gli ingegneri della Honda hanno fatto la cosa più intelligente che un costruttore potesse fare: hanno studiato le città italiane. Hanno guardato i nostri centri storici medievali, le nostre strade nate prima delle automobili, e hanno capito che avevamo bisogno di un mezzo specifico. Non serviva un barcone pesante da autostrada, né un vespino troppo leggero che sobbalzava su ogni buca. Serviva un ibrido perfetto.
2. Il miracolo delle “ruote alte” sui pavé e sui sanpietrini
Se c’è una cosa che a Firenze conosciamo bene – oltre alla bellezza della Cupola del Brunelleschi – è la micidiale combinazione di sanpietrini, lastrici in pietra e rotaie della tramvia. Quando piove, alcune strade si trasformano in una pista di pattinaggio sul ghiaccio.
Qui sta il primo, enorme segreto dell’SH: il diametro delle ruote.
- La stabilità del cerchio da 16 pollici: lo scooter tradizionale a ruote basse (da 10 o 12 pollici) è agilissimo nello stretto, ma soffre terribilmente le asperità. Se prendi una buca profonda con una ruota piccola, l’ammortizzatore va a pacco e l’avantreno scarta di colpo. L’SH monta cerchi da 16 pollici all’anteriore e al posteriore (anche se nelle ultime versioni il posteriore è passato a 16 o 14 a seconda dei modelli per fare spazio al sottosella, mantenendo invariata la ciclistica).
- L’effetto giroscopico: tecnicismi a parte, più la ruota è grande e gira velocemente, più il mezzo tende a rimanere dritto da solo. Questo si traduce in una sicurezza di guida che sul bagnato o sui binari della tramvia fa tutta la differenza del mondo tra il tornare a casa sani e salvi o il finire a terra.
Da meccanico vi dico che la ciclistica dell’SH è bilanciata in modo divino. La forcella anteriore lavora come si deve e il doppio ammortizzatore posteriore, pur essendo tarato sul rigido per sopportare il peso del passeggero e del bauletto, copia le imperfezioni dell’asfalto senza trasmettere troppi scossoni alla schiena del guidatore.
3. Il motore eSP+: la Bibbia dell’affidabilità meccanica
Parliamo del cuore del mezzo. Se aprite la trasmissione o la testata di un motore Honda, vi accorgete subito della differenza rispetto alla concorrenza. La qualità delle fusioni dell’alluminio, la precisione degli accoppiamenti, la scelta dei cuscinetti: tutto è progettato per durare.
Oggi l’SH 125 monta il motore eSP+ (enhanced Smart Power Plus) a quattro valvole, raffreddato a liquido. Vi risparmio la noia delle schede tecniche e vi dico cosa significa nella vita reale di tutti i giorni.
Consumi da record (il portafoglio ringrazia)
Ragazzi, questo motore non consuma nulla. Con una guida normale, urbana, si fanno tranquillamente i 43-45 chilometri con un litro. Significa che se fate il pieno all’inizio della settimana, vi dimenticate del benzinaio per un bel pezzo. Honda ci è riuscita riducendo al minimo gli attriti interni del motore e ottimizzando l’iniezione elettronica (la famosa PGM-FI, che non perde un colpo nemmeno dopo mesi di fermo invernale).
Il sistema Start & Stop (Idling Stop)
Quando vi fermate al semaforo di Viale Belfiore, il motore si spegne da solo dopo tre secondi di sosta. Appena sfiorate il gas, riparte istantaneamente, senza il classico rumore del motorino di avviamento. Questo succede perché l’SH non ha un motorino d’avviamento tradizionale; usa l’alternatore per avviare il motore in modo magnetico e silenzioso. Meno usura dei componenti, meno emissioni, meno benzina buttata via.
Manutenzione ordinaria e straordinaria
Dal mio lato del bancone, l’SH è una manna dal cielo per il cliente. Se si rispettano le scadenze dei tagliandi – olio ogni 6.000 km, cinghia di trasmissione e rulli intorno ai 12.000-18.000 km – questo motore è praticamente indistruttibile.
“Ho visto SH 125 arrivare in officina con 80.000 o 90.000 chilometri sul groppone che giravano ancora come orologi svizzeri. Certo, consumavano un filo d’olio in più rispetto a quando erano nuovi, ma la compressione era ancora ottima. Roba che con altri marchi te la sogni dopo i 40.000”
4. L’ergonomia perfetta: la pedana piatta e la praticità quotidiana
Un’altra genialata che ha decretato il successo dell’SH rispetto ad altri concorrenti è la gestione degli spazi.
La sacra pedana piatta
Molti costruttori hanno ceduto alla tentazione di mettere il serbatoio nel tunnel centrale per bilanciare i pesi, obbligando il guidatore a scavalcare lo scooter per salire e azzerando lo spazio tra i piedi. Honda no. L’SH ha mantenuto la pedana piatta. Sapete cosa significa questo per chi usa lo scooter per vivere? Significa poterci caricare la spesa, lo zaino del computer, la borsa della palestra, o la cassetta delle bottiglie dell’acqua. C’è persino il gancio a scomparsa sul retro dello scudo. È una comodità a cui, una volta provata, non si riesce più a rinunciare.
L’evoluzione del sottosella
Nelle prime versioni degli anni 2000, il vero punto debole dell’SH era lo spazio sotto la sella: non ci entrava praticamente nulla a causa della ruota da 16 pollici che rubava spazio. Honda ha risolto il problema ridisegnando il telaio e spostando il serbatoio del carburante sotto la pedana poggiapiedi. Risultato? Oggi l’SH 125 ha un vano sottosella pazzesco in cui entra comodamente un casco integrale, più altri piccoli oggetti. E se ci aggiungete il bauletto di serie (che sulle ultime versioni è lo Smart Box, si apre senza chiave semplicemente tenendo il telecomando in tasca), la capacità di carico diventa quasi quella di una piccola utilitaria.
5. Tecnologia utile, non solo per fare scena
Oggi va di moda riempire gli scooter di schermi giganti, connessioni bluetooth che non funzionano mai e mille frocerie elettroniche che, puntualmente, dopo due inverni passati all’aperto sotto l’acqua iniziano a fare i capricci. Honda ha messo sull’SH solo la tecnologia che serve davvero alla sicurezza e al comfort.
- ABS a due canali di serie: non la frenata combinata che se pinzi dietro frena un po’ anche davanti, ma un vero ABS Bosch che gestisce separatamente la ruota anteriore e quella posteriore. Se dovete fare una frenata d’emergenza sul lastrico bagnato perché un pedone sbuca all’improvviso dietro un furgone, l’ABS vi salva la vita. Evita il bloccaggio del davanti e vi permette di rimanere in piedi.
- Controllo di trazione HSTC (Honda Selectable Torque Control): su un 125 da circa 13 cavalli potrebbe sembrare esagerato, eppure vi garantisco che sulle strisce pedonali bagnate o sulle foglie secche in autunno, il controllo di trazione che taglia la potenza se la ruota posteriore perde aderenza è un santo protettore laico per ogni scooterista.
- Il sistema Smart Key: la chiave non la dovete più tirar fuori dalla tasca o dalla borsa. Vi avvicinate allo scooter, girate il selettore sul cruscotto e siete pronti a partire. Comodissimo quando avete le mani occupate o quando piove a dirotto e non volete mettervi a cercare la chiave nelle tasche della giacca impermeabile.
6. Il fattore economico: costa di più, ma vale di più (anche da usato)
Lo so cosa state pensando. “Eh, tutto bello, caro il mio meccanico Del Buono, ma l’SH costa più degli altri”. È vero, il prezzo di listino dell’SH non è il più basso del mercato. Ci sono scooter cinesi o taiwanesi che costano mille euro in meno.
Ma facciamo due conti da “buon padre di famiglia” e vediamo perché, alla fine, l’SH è l’acquisto più economico che possiate fare.
La tenuta dell’usato è leggendaria
Se comprate uno scooter di una sottomarca e provate a rivenderlo dopo tre o quattro anni, vi accorgerete che non lo vuole nessuno, oppure vi offrono le briciole. L’SH usato è come l’oro: ha un mercato pazzesco. Un SH 125 tenuto bene, con i suoi tagliandi in regola, si vende in mezza giornata a prezzi che agli altri marchi sono preclusi. C’è sempre richiesta, sia da parte dei privati che dei concessionari.
La reperibilità dei ricambi
Questo è un aspetto che i clienti non considerano mai al momento dell’acquisto, ma che si ricordano quando rimangono a piedi. Essendo lo scooter più diffuso d’Italia, i ricambi si trovano ovunque e subito. Che si tratti di un pezzo originale Honda o di un ricambio di concorrenza di buona qualità (come le pastiglie freno Brembo o i filtri Malossi), in officina abbiamo tutto pronto in tempo zero. Non dovete aspettare mesi che arrivi il pezzo dalla Cina mentre voi andate a piedi o prendete l’autobus.
I consigli del meccanico: come far durare il tuo SH per sempre
Visto che siete arrivati a leggere fin qui, voglio lasciarvi con qualche consiglio pratico direttamente dalla nostra officina. L’SH è un mulo, ve l’ho detto, ma non è immortale. Se volete farlo arrivare a 100.000 km senza problemi, ci sono tre cose che dovete tassativamente tenere d’occhio:
- Il livello dell’olio motore: il motore dell’SH contiene meno di un litro d’olio (circa 0,8 litri). Essendo un motore che gira alto, se camminate tanto o fate molta superstrada a manetta, un minimo di consumo d’olio è normale. Il problema è che se manca mezzo litro d’olio su una macchina non succede nulla, ma se manca mezzo litro sull’SH siete praticamente a secco. Controllate l’astina una volta al mese. Rimanere senza olio significa grippare e buttare via il motore.
- La trasmissione non va dimenticata: la cinghia va cambiata quando lo dice la casa (generalmente ogni 18.000 km, ma noi consigliamo un controllo visivo a 12.000). Se la cinghia si rompe mentre siete in corsa, non solo rimanete a piedi in mezzo al traffico, ma rischiate di spaccare il carter in alluminio e fare un danno da centinaia di euro.
- Attenzione al radiatore: essendo posizionato in basso, dietro la ruota anteriore, il radiatore accumula fango, foglie e sporcizia. Se si intasa, lo scooter scalda. Ogni tanto, quando lavate lo scooter, date una sciacquata leggera (senza idropulitrice a pressione ravvicinata, altrimenti piegate le alette di alluminio) per togliere il grosso dello sporco.
7. Non è tutto rose e fiori: i difetti dell’SH visti dal meccanico
Sarei un cattivo meccanico se vi dicessi che l’SH è perfetto. Ogni mezzo ha le sue magagne e, dopo averne smontati a centinaia, vi posso dire esattamente dove l’Honda pecca o dove si potrebbe fare di meglio. Se state pensando di comprarne uno, è giusto che sappiate anche i lati negativi.
Le sospensioni posteriori sono un po’ “legnose”
Se la ciclistica davanti è ottima, il doppio ammortizzatore posteriore è da sempre il tallone d’Achille dell’SH per quanto riguarda il comfort. Per garantire stabilità a pieno carico (magari in due con il bauletto pieno), la taratura di serie è piuttosto rigida. Tradotto: quando prendete i tombini un po’ più profondi o i dossi di cemento, la botta sulla schiena si sente. Si può regolare il precarico della molla, certo, ma non aspettatevi l’effetto “poltrona” di uno scooterone da viaggio.
È il re delle città… e il preferito dai ladri
Questo non è un difetto meccanico, ma è una piaga reale con cui chiunque viva in una grande città deve fare i conti. L’SH è lo scooter più rubato d’Italia. Essendocene tantissimi in giro, c’è una richiesta spaventosa di pezzi di ricambio (spesso di dubbia provenienza). La Smart Key di ultima generazione ha reso la vita molto più difficile ai ladri “improvvisati”, perché senza la chiave elettronica lo scooter non parte e non si sblocca, ma contro i furgoni che lo caricano di peso in tre secondi c’è poco da fare. Se comprate un SH, la catena cementata (da legare sempre a un palo fisso) e una buona polizza furto e incendio sono spese praticamente obbligatorie.
Plastiche e accoppiamenti dello scudo anteriore
La qualità costruttiva generale è altissima, ma per ridurre i pesi e i costi Honda ha utilizzato negli ultimi anni delle plastiche dello scudo e del retro-scudo un po’ più leggere e rigide rispetto al passato. Cosa comporta? Che dopo qualche anno di vibrazioni sui pavé cittadini, le clip di plastica interne possono allentarsi leggermente, dando vita a qualche fastidioso “scricchiolio” o risonanza quando il motore è al minimo o si prendono le buche. Niente che pregiudichi la sicurezza, sia chiaro, ma da un mezzo Honda uno si aspetta il silenzio assoluto.
Perché l’SH 125 rimarrà il re delle città
L’Honda SH 125 non continua a dominare le città italiane per un colpo di fortuna o per una moda passeggera. Domina perché è il trionfo della concretezza. È il mezzo che risponde meglio di qualunque altro alla domanda: “Come vado da un punto A a un punto B nel minor tempo possibile, con il massimo della sicurezza e spendendo il meno possibile nel tempo?”
È elegante senza essere vistoso, è tecnologico senza essere complicato, ed è incredibilmente robusto.
Se state pensando di prenderne uno, nuovo o usato che sia, o se avete già un SH che ha bisogno di una bella controllata prima della stagione invernale o delle vacanze estive, passate a trovarci qui da Officina Del Buono. Ci facciamo due chiacchiere, vi offriamo un caffè e diamo un’occhiata al vostro mezzo. Perché trattare bene un SH significa avere un compagno di viaggio fedele per i prossimi dieci anni.
Ci vediamo in officina!




